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il
modello Ege a 6 fasi (italiano)
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In
questo modello Harald Ege delinea
la peculiarità del mobbing italiano, che presenta
delle caratteristiche diverse rispetto a quello dei Paesi
scandinavi: oltre alle 6 fasi, individua una pre-fase
che definisce “Condizione Zero” ed il fenomeno
del “Doppio Mobbing. •
La “Condizione Zero”
Si tratta di una situazione presente nella realtà
italiana e del tutto sconosciuta nella cultura nordeuropea:
il conflitto fisiologico. E’ un conflitto generalizzato
che vede tutti contro tutti, una competitività
sempre maggiore, ma siamo ancora in presenza di una vittima
cristallizzata. Esiste il solo desiderio di elevarsi sugli
altri. Tale conflitto si manifesta con una serie di accuse,
piccole ripicche, diverbi e discussioni che ogni tanto
emergono all’interno degli ambienti di lavoro. I
rapporti personali tra colleghi sono normalmente inesistenti
o improntati su una gelida cortesia formale.
• La prima fase: il conflitto
mirato
In questa prima fase del mobbing si è individuata
una vittima e la conflittualità si dirige ora verso
di essa. Non si tratta più di una conflittualità
fisiologica stagnante, ma si mettono in moto una serie
di azioni distruttrici dirette verso l’avversario.
Il conflitto si sposta dal piano oggettivo verso quello
emotivo-personale, non più limitato al campo del
lavoro, ma investendo anche la vita privata della vittima.
• La seconda fase: l’inizio
del mobbing
In questa fase gli attacchi del mobber non causano ancora
delle vere e proprie malattie sulla vittima, ma le procurano
un senso di disagio e fastidio. La vittima percepisce
un clima lavorativo fatto di tensioni e silenzi e comincia
ad interrogarsi su tale mutamento e il più delle
volte non è ancora consapevole di essere stata
scelta come bersaglio. •
La terza fase: primi sintomi psicosomatici
La vittima comincia ad accusare problemi di salute perlopiù
sotto forma di malattie psicosomatiche con problemi alla
sfera digestiva, disturbi nella concentrazione e nella
memoria, emicranie, disturbi del sonno, senso di ansia
generalizzato e persistente, tensioni varie, sentimento
di insicurezza e labilità emotiva. •
La quarta fase: errori ed abusi dell’amministrazione
del personale
A questo punto il caso di mobbing è diventato pubblico
e spesso viene favorito dagli errori di valutazione dell’amministrazione
del personale che notate le frequenti assenze per malattia
trova più semplice richiamare la persona con contestazioni
e provvedimenti disciplinari che capire il vero motivo
di queste assenze ripetute. •
La quinta fase: serio aggravamento della salute psico-fisica
della vittima
In questa fase il mobbizzato è in preda alla disperazione,
compie errori sempre più frequenti e si auto convince
di essere una nullità e che tutto ciò che
sta accadendo è colpa sua: questa errata convinzione
di “auto-attribuzione di colpa” non fa altro
che condurlo sempre più verso il baratro favorendo
il gioco degli aggressori. •
La sesta fase: esclusione dal mondo del lavoro
Questa fase rappresenta l’epilogo della storia di
mobbing, con l’uscita della vittima dal mondo del
lavoro, o tramite dimissioni volontarie, licenziamento
o ricorso al prepensionamento o anche attraverso esiti
più traumatici come lo sviluppo di manie ossessive,
suicidio, omicidio o la vendetta sul mobber. Il mobbizzato
non ha più le forze per combattere, gli risulta
molto difficile continuare a rimanere quotidianamente
a contatto con gli aggressori ed ha sviluppato delle vere
e proprie manie che non si alleviano neppure al riparo
tra le mura domestiche. |
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